Pöttering commenta il messaggio del Papa in Vaticano – Appello ad una maggiore solidarietà
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Su invito del cardinale Paul Josef Cordes, che dirige l’opera assistenziale pontificia „Cor unum“, ha presentato il messaggio di Papa Benedetto XVI per la quaresima 2010. Il tema centrale del messaggio papale è la giustizia – in una prospettiva sociale, politica e cristiana.
Pöttering: „Fermare il fondamentalismo con il dialogo“
L’agenzia di stampa italiana ANSA ha sottolineato soprattutto l’osservazione di Pöttering secondo cui un rinnovato dialogo interculturale è importante per contrastare il fondamentalismo. “Il reciproco rispetto nel dialogo interculturale non significa chiudere gli occhi davanti alle differenze insormontabili”, ha detto il politico della CDU. “Ma nel mondo del ventunesimo secolo potremo fermare il fanatismo di coloro, che vogliono cambiare questo mondo con la violenza, solo se gli togliamo quel fondamento ideale, sul quale riescono a manipolare molte persone di buona volontà”. A questo fine ci sarebbe bisogno di un dialogo dei cristiani con musulmani ed ebrei che raggiunga “anche le persone che si trovano ai margini della comunità sociale e culturale”. Contrariamente alle attese, la versione definitiva del messaggio papale non si sofferma sul dialogo interculturale o interreligioso, che il Vaticano tuttavia persegue con attenzione. Il pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ogni anno invia un messaggio ai musulmani in occasione del mese di digiuno, e Benedetto XVI ha recentemente visitato un’altra sinagoga (questa volta a Roma), esprimendo la volontà di portare avanti i colloqui con gli ebrei. “Nelle considerazioni politiche sulla giustizia si tratta di mantenere l’equilibrio”, ha sostenuto Pöttering in Vaticano: da una parte ci sarebbe “un’idea di giustizia latente nell’animo di ogni uomo”, dall’altra parte la realtà materiale sarebbe concepibile sempre e soltanto “in relazione all’Altro, al prossimo ed all’ordinamento nel quale viviamo”. “Nei due secoli scorsi abbiamo potuto costatare varie volte, sia in Europa che altrove nel mondo, quanto questo equilibrio possa essere disturbato. La libertà e l’uguaglianza sono state costantemente poste in conflitto l’una con l’altra”, ha affermato Pöttering. Dal punto di vista cristiano, la giustizia implica soprattutto un’unione tra fratellanza e solidarietà; grazie a questo spirito, nel periodo del dopoguerra l’Unione Europea avrebbe “realizzato un miracolo politico davvero unico”. Tuttavia “la forza della solidarietà all’interno dell’Europa tende a diminuire dalla riunificazione ad oggi”: “Mentre l’Europa ed il mondo già adesso stanno spendendo delle somme inimmaginabili per contrastare la crisi finanziaria, bisogna dire che la realizzazione dell’amore per il prossimo in altri settori, ad esempio quello della lotta alla fame nel mondo, lascia ancora molto a desiderare”. Pöttering ritiene che l’Europa e la comunità internazionale debbano impegnarsi contro la povertà nel mondo con la stessa risolutezza con cui stanno combattendo la crisi finanziaria. Testualmente ha detto: „Abbiamo nuovamente bisogno di uno spirito europeo di solidarietà. Ed abbiamo bisogno più che mai di uno spirito europeo di solidarietà con tutti i popoli e tutte le culture di questa terra, che è una. Sono questi i due compiti più importanti di etica sociale che l’Unione Europea si trova ad affrontare. “La solidarietà è il nuovo nome della pace”, che “non è astratta e deve diventare concreta”. Il presidente dalla KAS ha postulato una tassa generalizzata sui biglietti aerei (come già esiste in quindici stati) a favore del progetto UNITAID dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il Cardinale Cordes: „I cristiani si sono da sempre impegnati per una maggiore giustizia“
Nel suo intervento, il cardinale Cordes ha accennato ai conflitti in Sudan, soprattutto nella regione del Darfur, dove il porporato si è recato di recente. Nonostante le formulazioni rassicuranti delle Nazioni Unite, “non si può certo dire che gli scontri siano finiti”, afferma Cordes. “Dopo il terribile terremoto di Haiti vediamo la grande solidarietà di molte persone – ma le parole del Papa rappresentano soprattutto una sfida alla nostra volontà di affidarci a Dio ed a credere in Lui. Tematizzano dunque proprio quegli aspetti che nella discussione generale su giustizia e pace si tende a dimenticare o a sottacere”. All’auto-isolamento dell’uomo da Dio (“Si potrebbe parlare di autismo dell’uomo causato dalla secolarizzazione”) Benedetto XVI oppone dunque “il suo deciso richiamo a Dio ed alla sua offerta d’amore”. Il cardinale ha ricordato che nel corso della storia la Chiesa ha continuato ad acquisire meriti nel suo impegno per la giustizia sociale: “Sarebbe una calunnia collocare noi Cristiani tra gli abbienti che si sono opposti alla giusta ridistribuzione e che hanno perfino tratto continuamente vantaggio dalla difesa di un ordine sociale ingiusto”. All’inizio dell’era moderna, “quando gli Stati europei fecero diventare altri paesi e continenti loro colonie, sottoponendoli non di rado a sfruttamento selvaggio”, i religiosi ed i missionari cristiani “non solo portarono agli abitanti di quelle terre la fede, ma insegnarono loro spesso anche stile e qualità di vita”. È innegabile, ha detto Cordes non senza ironia, “che ancora nel XVIII e nel XIX secolo sarebbe vano cercare i "ministeri per lo sviluppo".” I cristiani, invece, “sono stati fra i primi a farsi promotori di una maggiore giustizia”.
Il Messaggio del Papa: „Uscire dall’illusione di auto-sufficienza“
Nel suo messaggio quaresimale, che in quanto a stile e linguaggio ricorda molto le sue due prime encicliche sull’amore verso il prossimo („Deus Caritas est“) e sulla speranza („Spe salvi“), Benedetto XVI cerca innanzitutto una definizione del termine “giustizia”, partendo dall’antico concetto “A ciascuno il suo”. Tuttavia: “La giustizia "distributiva" non rende all’essere umano tutto il "suo" che gli è dovuto. Come e più del pane, egli ha infatti bisogno di Dio”. Alla domanda, da dove viene l’ingiustizia che esiste nel mondo, la Bibbia – così ci dice il Papa – da una risposta chiara: Il Male viene da dentro l’uomo stesso. Molte delle moderne ideologie partono però da un presupposto ben diverso: “Poiché l’ingiustizia viene "da fuori", affinché regni la giustizia è sufficiente rimuovere le cause esteriori che ne impediscono l’attuazione. Questo modo di pensare - ammonisce Gesù - è ingenuo e miope. L’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male”. Chi volesse sviluppare la giustizia, dovrebbe dunque cominciare non dalle condizioni esterne, ma dall’uomo in quanto tale. Tra gli sforzi per la giustizia ci dovrebbero anche essere la ricerca della volontà di Dio e la decisione di “uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia”. Con la morte in croce di Cristo, continua il pontefice, Dio ha dimostrato che l’uomo viene liberato dal peso della colpa non attraverso dei sacrifici, ma grazie all’azione amorevole di Dio. “Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza - indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia”. Poiché il cristiano non fa affidamento solo su sé stesso, ma spera in Dio, “è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini”.