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Estremismo

Il concetto di estremismo nelle democrazie europee è talora inteso in modo diverso. La sua interpretazione non può prescindere dalla cultura politica e dalle esperienze storiche del rispettivo paese. Ad esempio, nell’Europa occidentale per molto tempo era considerata estremista la destra estrema, ma non la sinistra estrema, che talora faceva parte anche dell’arco costituzionale. A seguito del crollo del comunismo sovietico alla fine degli anni ottanta questa attribuzione ha subito uno slittamento. Oggi anche l’estrema sinistra è per lo più etichettata come estremista. Ciononostante la cultura della memoria in Europa si presenta ancora differenziata. E da ciò dipende sostanzialmente la valutazione dell’uno o dell’altro gruppo come estremista.

Definizioni

L’Ente di salvaguardia della costituzione definisce l’estremismo come rifiuto fondamentale dello stato costituzionale democratico. Vi rientrano tutte le attività contrarie al nucleo della costituzione e/o dell’ordinamento fondamentale democratico liberale nel suo insieme. Il concetto corrisponde, quindi, a una denominazione collettiva per tutte le attività antidemocratiche e come tale si è imposto a scapito di altri concetti affini. Il concetto di radicalismo, fino al 1974 usato come sinonimo di estremismo, è stato abbandonato a causa della sua imprecisione. In fin dei conti, non tutti coloro che sostengono posizioni “radicali” mettono in discussione lo stato costituzionale democratico. Comunque, nel linguaggio quotidiano spesso si continua a usare i termini radicalismo di destra e di sinistra. Altrettanto equivoco è il concetto di populismo, inteso come orientamento di opposizione a “chi sta in alto” e basato su motivazioni più emotive che razionali. Esiste, comunque, un populismo democratico e uno antidemocratico.

Il concetto di estremismo comprende, invece, non solo l’’estremismo di destra e di sinistra, ma anche il fondamentalismo religioso, di per sé difficilmente collocabile lungo l’asse sinistra-destra. Mentre l’estremismo di destra nega il principio dell’uguaglianza, l’estremismo di sinistra assolutizza questa stessa massima. Gli estremismi, a prescindere dal loro orientamento, rifiutano il pluralismo della società e sono uniti in ciò che non vogliono, ma non in ciò che vogliono. Quasi tutte le forme di estremismo si caratterizzano per il fatto che adottano stereotipi del tipo amico-nemico, dottrine salvifiche, teoremi del complotto e fervore missionario. Non sempre, tuttavia, l’uso della violenza costituisce un loro elemento distintivo. Il terrorismo, caratterizzato dall’esercizio sistematico della violenza, altro non è se non una – particolarmente minacciosa - sottospecie di estremismo. Puntualizzando, si potrebbe affermare che ogni terrorista è un estremista, ma non ogni estremista è un terrorista.

Dibattito scientifico e politica

Attualmente, a livello scientifico è in atto un dibattito serrato sul concetto di estremismo. I critici affermano che il concetto classico di estremismo trascura la distinzione delle correnti opposte, idealizzando il giusto mezzo. Non sarebbe ammissibile porre sullo stesso piano “sinistra” e “destra”, trascurando la questione degli obiettivi opposti. In questo modo le posizioni critiche nei confronti della società potrebbero essere relegate nell’area antidemocratica. La ricerca classica sull’estremismo si oppone con forza al rimprovero dell’equiparazione e pretende che la valutazione delle varianti di sinistra e di destra dell’estremismo politico debba procedere in base agli stessi criteri.

Comunque sia la scienza sia la politica farebbero bene a non trascurare l’aspetto comparativo, ad esempio ai fini della valutazione del pericolo per lo stato costituzionale democratico. In questo modo è possibile cogliere gli elementi specifici dell’estremismo di destra e di sinistra delimitandoli rispetto ad altre forme di estremismo. Il raffronto, che può articolarsi su più livelli (ad es., interregionale o internazionale), consente di enucleare le differenze e gli elementi condivisi. Nell’indagare il potenziale di rischio per lo stato costituzionale democratico, svolgono un ruolo importante non soltanto la questione dell’intensità dell’estremismo, ma anche tutta una serie di altri fattori, come ad esempio il successo elettorale, il numero degli iscritti a un gruppo o partito, il potenziale intellettuale, il grado di accettazione da parte delle elite, l’infiltrazione nella cultura democratica della maggioranza. Anche il quadro internazionale deve essere preso in considerazione. Ad esempio, il fondamentalismo religioso interno può subire gli influssi di sviluppi provenienti dall’estero.

L’estremismo organizzato in senso partitico

Oggi, i partiti interpretano spesso il concetto di estremismo in poco differenziato e per lo più diverso: l’SPD lo riferisce soprattutto all’estremismo di destra, l’Unione a quello di destra e di sinistra. Tuttavia, chi usa lo slogan “lotta alla destra”, usa una retorica poco sensata, tendenzialmente populista. Il nuovo governo di coalizione borghese nel trattato di coalizione professa esplicitamente la lotta all’estremismo non solo di destra. Oggi in Germania si osserva l’esistenza di un potenziale estremista di vario orientamento: l’Ente di salvaguardia della costituzione vigila in particolare sugli appartenenti al Partito nazional-democratico tedesco (NPD) di estrema destra, ma anche sugli esponenti del partito che succede alla SED, “Die Linke“.

L’NPD, fondato nel 1964 e radicalizzatosi fortemente dal 1997 con l’adozione del “concetto delle tre colonne” (“lotta per la strada“, “lotta per le teste“, “lotta per i parlamenti“; cui si aggiunge dal 2004 la “lotta per la volontà organizzata”), nel 2004 con il 9,2 percento dei voti ha trovato ingresso nel parlamento della Sassonia e nel 2006 con il 7,3 percento dei voti nel parlamento del Meclemburgo-Pomerania anteriore (alle elezioni per il parlamento nazionale del 2009: 1,5 percento). Il partito, che oggi annovera circa 7.000 iscritti, si rivolge principalmente a coloro che sono “perdenti nel processo di modernizzazione”, contrastando energicamente la globalizzazione, gli USA e il capitalismo. Nei suoi slogan xenofobi e nel sostegno alla causa della “comunità del popolo” si riconoscono accenni al nazionalsocialismo.

Il partito che è succeduto alla SED (inizialmente con la denominazione di “Partito del socialismo democratico” e dal 2005-2007 con il nome di “Il Partito della sinistra”), dopo la fusione con l’Alternativa elettorale giustizia sociale (WASG), fondata nel 2005, è denominato semplicemente “Die Linke“ (La sinistra). Da allora il partito continua a guadagnare consensi, tanto da aver ottenuto nelle elezioni per il parlamento nazionale del 2009 il 11,9 percento dei voti (a Est: 28,5 percento; a Ovest: 8,3 percento). Il partito, che negli stati federati di Berlino (dal 2002) e Brandeburgo (dal 2009) fa parte della compagine di governo, alla stregua dell’NPD è tutt’altro che il custode del santo Gral dello stato costituzionale democratico. Esso ha proclamato la lotta al “capitalismo”. Attraverso la lotta alle riforme sociali (denominate Harz IV) ha attratto numerosi elettori appartenenti agli strati sociali più bassi.

Mentre i partiti sono ben organizzati e non fanno uso della violenza, lo stesso non si può dire degli autonomi (di sinistra) e degli skinhead (di destra). Gran parte degli atti di violenza (annualmente ammontanti in media a 1.000) risalgono ad ambedue queste subculture. Per un verso si combattono, mentre per un altro hanno bisogno l’uno dell’altro per procurarsi reciprocamente una legittimazione. L’esistenza di estremismi non rappresenta solo una minaccia per la democrazia liberale, ma anche una sfida rispetto alla quale i partiti democratici si devono impegnare in senso offensivo e motivato. In questo modo, per quanto possa sembrare paradossale, i gruppi estremistici contribuiranno a rafforzare lo stato liberale contro la propria volontà.

Eckhard Jesse

Approfondimenti

  • Backes, Uwe/Eckhard Jesse (2005): Vergleichende Extremismusforschung, Baden-Baden.
  • Backes, Uwe/Eckhard Jesse (Hg.): Jahrbuch Extremismus & Demokratie, Bonn 1989-1994, Baden-Baden 1995 ff.
  • Backes, Uwe/Henrik Steglich (2007): Die NPD. Erfolgsbedingungen einer rechtsextremistischen Partei, Baden-Baden.
  • Jesse, Eckhard/Jürgen P. Lang (2008): Die LINKE. Der smarte Extremismus einer deutschen Partei, München.
  • Kailitz, Steffen (2004): Politischer Extremismus. Eine Einführung, Wiesbaden.