Ambiente e sostenibilità

La consapevolezza ambientale e i movimenti ambientalisti in Germania hanno una lunga tradizione dietro di sé. Già nel 1899 era stata posta la prima pietra per la fondazione dell’Unione per la protezione della natura in Germania (NABU), un’organizzazione non governativa di protezione della natura, che oggi, dopo la fusione con le associazioni di tutela della natura della Repubblica Democratica Tedesca, conta su circa 460.000 soci con organizzazioni in tutta la Germania. Il primo grande movimento ambientalista in Germania era derivato dall’antroposofia ed era legato all’austriaco Rudolf Steiner (1861-1925) e alla sua dottrina dell’agricoltura biologico-dinamica, che oggi viene praticata con successo in Germania.

I movimento ambientalisti

Nuovi impulsi e un indirizzo sempre più politicizzato furono impressi al movimento ambientalista tedesco-occidentale nel periodo 1970-80 al tempo della crisi energetica. La crisi petrolifera del 1973 e le sue conseguenze mostrarono il forte grado di dipendenza dall’energia fossile, incrementando la consapevolezza del problema ambientale nel pubblico, rafforzando il morale degli ambientalisti e stimolando l’adozione di misure attive di risparmio energetico in Germania. Mentre nella Repubblica Democratica Tedesca di allora non erano ammesse le contestazioni politiche (degli ambientalisti), soprattutto al Centro e al Sud della Repubblica Federale nacquero numerosi movimenti di contestazione sostenuti dalla preoccupazione condivisa degli uomini per il loro ambiente e la loro esistenza – anche per le generazioni future. Successivamente si formarono diverse nuove associazioni ambientaliste, tra cui l’Unione per l’ambiente e la tutela della natura in Germania (BUND) oppure Greenpeace Germania.

A queste si affiancarono anche “movimenti ambientalisti” come emanazione politica dei partiti, che fecero dell’abbandono dell’energia atomica e dell’adozione di modi di produzione di energia alternativi il loro tema centrale. A tale riguardo occorre menzionare soprattutto il partito federale dei “Verdi”, fondato il 13 gennaio 1980 a Karlsruhe, entrato nel 1983 per la prima volta nella Dieta federale e oggi presente a tutti i livelli della politica. I Verdi hanno dato un contributo sostanziale al radicamento dell’idea ambientalista nella politica tedesca, ma fu solo come reazione a una delle peggiori catastrofi ambientali di tutti i tempi, l’incidente al reattore nucleare nella località ucraina di Cernobyl, l’allora Cancelliere federale Helmut Kohl il 6.6.1986 nominò Walter Wallman primo Ministro dell’ambiente della Repubblica Federale di Germania, creando contemporaneamente il Ministero federale per l’ambiente, la protezione della natura e la sicurezza dei reattori. Nell’allora Repubblica Democratica Tedesca il Ministero dell’ambiente esisteva già dal 1971. La protezione della natura e dell’ambiente da allora è stata sempre intesa e percepita come compito politico e sociale.

Impegno ambientale nella società

Le organizzazioni ambientaliste nel frattempo si sono sviluppate, passando dall’essere semplici movimenti di protesta a diventare rappresentanze di interessi molto competenti in materia di ambiente e tutela della natura nei confronti del pubblico, della politica e dell’amministrazione. Tuttavia la loro dotazione finanziaria e di personale lascia ancora molto a desiderare. Attualmente in Germania il lavoro svolto a titolo onorifico è sostenuto soprattutto da persone attive di alto livello culturale (di età tra i 30 e i 50 anni, prevalentemente maschi). Sebbene esistano molte organizzazioni giovanili, tuttavia si registra un notevole deficit di rincalzi. Nel corso di un’inchiesta svolta dal Ministero federale dell’ambiente e dall’Ufficio federale dell’ambiente nel 2008, il 36% di tutti i tedeschi espresse un generico interesse-impegno per la tutela dell’ambiente e la protezione della natura, ma soltanto il 4% degli intervistati dichiarò di essere impegnato attivamente a titolo onorifico.

A tale riguardo si richiede allo stesso modo alle associazioni ambientaliste e di tutela della natura come allo Stato di sviluppare strategie per la mobilitazione e la motivazione all’impegno ambientalista civico, per sfruttare i potenziali esistenti e accedere a forze nuove. Un’impostazione efficace da parte statale furono l’introduzione dell’anno del volontariato ecologico (1995) nonché il riconoscimento delle organizzazioni di tutela dell’ambiente come organi di servizio civile alternativo. Le grandi associazioni ambientaliste oggi conducono dibattiti strutturali (change management), abbandonando le procedure confrontative e rivolgendo il proprio interesse alla costruzione di nuove alleanze di interessi emotivi, alla professionalizzazione dell’acquisizione delle risorse nonché al lavoro di lobbying e di pubblicità. Inoltre, sono urgentemente richieste delle strutture organizzative che prevedano incarichi onorifici (capacity bulding) nelle associazioni ambientaliste nonché un maggior numero di alleanze e cooperazioni con le imprese all’insegna della corporate social responsibility e della corporate citizenship.

Il bisogno di sostenibilità

L’impegno per l’ambiente e la sostenibilità non ha raggiunto per nulla tutti gli ambiti della società tedesca. Sta nascendo un consenso di base per una cultura della sostenibilità, ma l’implementazione delle richieste e talora la partecipazione della grande base della società mancano ancora. Nella vita quotidiana anche in Germania si ravvisa poca sostenibilità. La tendenza a viaggiare con l’aereo non è diminuita quasi per niente. Anche la tendenza ad acquistare automobili più piccole ed economiche non si spiega tanto sulla base di un’approfondita consapevolezza ambientale, ma piuttosto in base a motivazioni meramente economiche.

Rimane da sperare che a causa del cambiamento climatico e delle sue conseguenze gli argomenti a favore delle iniziative di tutela dell’ambiente e della sostenibilità acquisiscano un nuovo potere persuasivo. Comunque nel frattempo il cambiamento climatico è percepito dalla maggioranza dei tedeschi come un vero problema, tuttavia il sentimento espresso a tale riguardo è quello dell’impotenza. Invece dallo Stato e dal governo ci si aspettano azioni energiche. In effetti, il 62% dei tedeschi ritiene che la Germania non sia in grado di gestire le conseguenze del cambiamento climatico, mentre il 67% desidera che la Germania svolga un ruolo di precursore a livello internazionale in materia di protezione del clima (Kuckartz, 2007).

La tutela dell’ambiente (da parte dello Stato) diventa sempre più importante per i cittadini. Nel frattempo (2008) nella classifica per importanza dei vari problemi la protezione dell’ambiente occupa il secondo posto. La disponibilità ad agire (soprattutto nel risparmio energetico) nell’ambito privato è ancora molto bassa. L’87% è a favore di una conversione alle energie rinnovabili e il 90% vuole che si spenda più denaro per la ricerca di energie rinnovabili. Sorprende tuttavia che solo il 50% acquisti corrente elettrica ecologica e che solo il 7% voglia fare altrettanto in futuro. Evidentemente il 75% non si preoccupa perché non sa quanta corrente consuma ogni anno né il costo della corrente per kw/ora. I buoni propositi non mancano, ciò che manca invece alla società è l’attuazione pratica. La politica tedesca negli ultimi anni si è adoperata molto per correre ai ripari in modo efficiente.

Strategie di sostenibilità

Dal 2002 con l’Agenda 21 la sostenibilità è diventata un compito permanente e fa parte della direttiva politica in Germania, come riassunta nel documento strategico “Prospettive per la Germania”. Ampliando e sviluppando costantemente queste direttive, il Governo federale punta consapevolmente su una “strategia nazionale della sostenibilità” (avviata nel 2005 dalla Cancelliera federale Angela Merkel), valutata regolarmente con resoconti progressivi intitolati “Per una Germania sostenibile”. Vi sono inclusi, oltre alla protezione della natura e dell’ambiente, anche tutti i temi politici possibili. Il progresso tecnologico, economico e sociale devono concordare con il principio della sostenibilità ed essere adottato anche nella vita quotidiana da tutti gli attori della sfida. La Germania fa della strategia della sostenibilità la strategia futura per il XXI° secolo.

Politicamente tutto ciò è impeccabile, ma rimane da vedere quando e come questa strategia venga attuata dalla gran parte della popolazione e vissuta di conseguenza. Perciò nella politica e nello Stato certamente occorrono molti più modelli credibili. Siamo sulla buona strada, ma il persistere della crisi finanziaria ed economica vanificherà probabilmente uno o l’altro progetto di sostenibilità oppure genererà qualche nuova strategia “di sopravvivenza”, nelle quali l’idea ecologica possa svolgere ancora un ruolo portante.

Hans-Joachim Fuchs

Approfondimenti

  • Bolscho, Dietmar/Michelsen, Gerd: Umweltbewusstsein unter dem Leitbild Nachhaltige Entwicklung. Ergebnisse empirischer Untersuchungen und pädagogische Konsequenzen, Opladen 2002.
  • Cortekar, Jörg/Jasper, Jörg/Sundmacher, Torsten: Die Umwelt in der Geschichte des ökonomischen Denkens, Marburg 2006.
  • Grunenberg, Heiko/Kuckartz, Udo: Umweltbewusstsein im Wandel. Ergebnisse der UBA-Studie Umweltbewusstsein in Deutschland, Opladen 2003.
  • Jäger, Jill: Was verträgt unsere Erde noch? Wege in die Nachhaltigkeit, Frankfurt 2007.
  • Kuckartz, Udo/Rheingans-Heintze, Anke: Trends im Umweltbewusstsein, Wiesbaden 2006.
  • Künzli, C./Kaufmann-Hayoz, D./Kaufmann-Hayoz, R.: Bildung für eine Nachhaltige Entwicklung – Konzeptionelle Grundlagen, Legitimation, didaktische Ausgestaltung und Umsetzung. Umweltpsychologie 12(2), Lengerich 2008, pp. 9-28.
  • Latif, Mojib: Bringen wir das Klima aus dem Takt? Hintergründe und Prognosen. Forum für Verantwortung, Frankfurt 2007.
  • Latif, Mojib: Klimawandel und Klimadynamik, Stuttgart 2009.
  • Rahmstorf, Stefan/Schnellnhuber, Hans-Joachim: Der Klimawandel, 3. ed., München 2006.
  • Schahn, J./Matthies, E.: Moral, Umweltbewusstsein, umweltbewusstes Handeln, in: E.D. Lantermann & V. Linneweber (a cura di): Umweltpsychologie Band 1: Grundlagen, Paradigmen und Methoden der Umweltpsychologie, Göttingen 2008, (pp. 643-689).