Destra e sinistra

In Germania il concetto di destra è tabù. Concretamente è inteso come orientamento radicale di destra, è comunque soggetto a un pesante condizionamento storico ed è classificato di conseguenza. Al riguardo, l’opinione pubblica è concorde, per cui tali atteggiamenti non sono rappresentati nell’arco costituzionale della Repubblica federale. Si potrebbe forse affermare che il concetto di centro ne costituisce un surrogato.

Il declino della polarizzazione

Innanzitutto, nella considerazione scientifica della tematica destra-sinistra a livello empirico si ipotizza una scala destra-sinistra assolutamente incontestata e accettata a livello internazionale, a prescindere dai valori espressi. Nelle inchieste impostate empiricamente, gli interrogati possono collocarvisi agevolmente. Nel frattempo, su questa scala è intervenuto un cambiamento notevole nel senso che è nettamente diminuita la polarità. Lo spettro non si esaurisce più né verso destra né verso sinistra nemmeno in Germania. La polarità si è ristretta verso il centro. Nel sistema partitico dei due paesi si registra un andamento centripeto, caratterizzato dal fatto che tendenzialmente il centro sulla scala destra-sinistra avanza verso la collocazione favorita. Ciononostante si può ancora considerare il sistema partitico come bipolare che nella storia della Repubblica federale si mantiene. dal 1949, mentre in Italia vi si sovrapponeva la posizione centrista molto ampia della DC, lasciando poco spazio sia a destra sia a sinistra.

In ambedue i paesi, l’opposizione tra destra e sinistra costituisce un momento esplicativo centrale del sistema partitico o nella cultura politica. In Italia il Berlusconismo sembra porsi trasversalmente rispetto a questa opposizione, mentre attraverso la Lega Nord vi si aggiungono anche momenti regionalistici espliciti. In Germania il momento regionale è altrettante evidente laddove si consideri il prevalere del partito Die Linke a oriente, mentre sul versante conservatore la Christlich Soziale Union (CSU) rimane anch’essa radicata a livello regionale. In ambedue i paesi il Centro svolge un ruolo importante.

Una doppia cultura politica

In Germania, dalla riunificazione in poi, si è prodotto il fenomeno di una “doppia cultura politica”, che rimane determinante ancora nel 2010. Nella Germania orientale si osservano ancora gli effetti di una socializzazione di impronta sinistrorsa, che si ripercuote anche sulla cultura politica. I cosiddetti valori di sinistra sono ancora accettati ben aldilà del partito che succede alla SED. Ad esempio, si ripongono grandi aspettative nello stato in quanto stato sociale che dovrebbe occuparsi del benessere sociale. Il sistema economico di mercato, in questa parte del Paese, è visto da una prospettiva più di sinistra e con maggiore scetticismo rispetto a quanto avviene a ovest. L’autonomia liberale vi è meno diffusa. A oriente l’adesione a un determinato indirizzo politico è meno solida, per cui si riscontra una maggiore volatilità nelle preferenze elettorali. In questo caso i limiti dei campi svolgono un ruolo minore, per cui una volta si vota “a sinistra” e la volta successiva “a destra”. Inoltre, a oriente il partito Die Linke ha una rappresentanza più forte e, quindi, una quota di adesioni maggiore.

In base alla doppia cultura politica diffusa in Germania, l’opinione pubblica dalla riunificazione in poi si è spostata verso sinistra con progressive ripercussioni sui partiti e sui loro programmi. Perciò in Germania si parla di una “social-democratizzazione” dei partiti dal 2005 in poi. Talora, a seguito di questo spostamento a sinistra, si poteva ipotizzare l’esistenza di un’egemonia culturale dei partiti di sinistra in Germania, per lo meno nel periodo immediatamente successivo al cambio di governo che portò all’esecutivo di Gerhard Schröder (1998). Un’egemonia di sinistra potrebbe ancora instaurarsi per il fatto che è possibile che esistano, in seno alla borghesia, controcorrenti non percepibili a livello ufficiale. Il pensiero di sinistra in linea di massima con il 1989/90 è caduto in una crisi identitaria profonda, ma nel frattempo ha saputo anche riformarsi.

La sinistra vecchia e quella nuova

In Germania la “sinistra” comprende uno spettro politico assai ampio che va dalla social-democrazia (SPD) attraverso il partito dei Verdi al partito succeduto alla Sozialistische Einheitspartei (SED) e a Die Linke. Tale spettro finora non è mai stato sfruttato appieno per una coalizione a livello federale, ma si è assembrato nell’opposizione presso la Dieta federale.

In Germania, dopo la rivoluzione democratica del 1989/90, è pressoché scomparsa la sinistra ortodossa (Deutsche Kommunistische Partei). L’intera ala radicale, che aveva avuto contatti con la RDT nella fase tarda del totalitarismo, è stata distrutta da tali sviluppi, ma non per una propria resipiscenza intellettuale, bensì a causa degli eventi storici. Fino all’ultimo vi era carenza di riflessione e analisi realistica. Ciò che rimane dei cosiddetti gruppi K, cioè delle formazioni radicali di sinistra del passato comunista, è entrato nello spettro della “Linke”, ma solo a ovest, il che costituisce uno stupefacente divario tra est e ovest all’interno di questo partito. A est, continua a sussistere un ambiente a sostegno dello stato (cioè dello stato della RDT), mentre a ovest perdura la grezza malattia infantile radicale di sinistra degli orientamenti comunisti sprecati. Perciò, all’estremo margine sinistro della scala vi sono ancora scampoli di un ambiente radicale noto fin dagli anni ’70. Questo cerca di mantenersi a galla anche in forma di tendenze anarchiche all’interno dello spettro antiglobal. I cosiddetti autonomi militanti, chiamati anche black block a causa del loro abbigliamento, in certe occasioni, come ad esempio di certi vertici internazionali, ne fanno di tutti colori.

Il partito succeduto alla SED, Partei des Demokratischen Sozialismus (PDS), recentemente fusosi con il movimento WASG (Wahlalternative Soziale Gerechtigkeit, = Alternativa elettorale giustizia sociale), ora è denominato Die Linke (= la Sinistra). Questa formazione si è rafforzata nello spettro della sinistra tedesca, rivendica la guida ideologica ed è diventata un aspro concorrente per altri raggruppamenti di sinistra. Ad opera di presidenti di partito a est e a ovest essa ha addirittura sviluppato un profilo pantedesco, pur rimanendo nettamente intrisa di forze del periodo della RDT. Esistono ancora frange di chiaro orientamento marxista, che si situano fuori della costituzione tedesca. Le forze moderate maggioritarie del partito manovrano questo gruppo di sinistra in molti parlamenti regionali della Germania occidentale, per cui il partito esercita un certo influsso sulla vita politica del Paese, a detrimento soprattutto della social-democrazia. Le sue tendenze populiste sotto la guida del presidente Oskar Lafontaine le procurano un consenso relativamente notevole; raggiungere quote percentuali a due cifre è diventato addirittura normale. Dal punto di vista programmatico, il partito segue un indirizzo opportunistico e, inoltre, presenta tratti populisti, il che spiega il consenso ottenuto. La compagine dirigenziale - Lafontaine, Bisky, Gysi – contribuisce in misura determinante a questo successo. Sulla questione della partecipazione o meno ai governi substatali le opinioni divergono, come emerge nelle discussioni pubbliche.

La vecchia destra e il nuovo centro

All’estremo destro dello spettro dei partiti politici, cercano di mantenere le proprie posizioni i partiti Nationaldemokratische Partei Deutschlands (NPD) e Deutsche Volksunion (DVU). Al NPD è riuscito di costruirsi una certa base a livello locale nella parte orientale del Paese. Il partito è paragonabile al vecchio MSI, anche se non conosce uno sviluppo in direzione di una specie di AN, come in Italia, non avendolo mai auspicato. Quindi, la NPD è ben lungi dall’esprimere un politico come Gianfranco Fini, né dallo sviluppare una certa intellettualizzazione. Al contrario, si dice che sia incerto per essa il ricorso alla violenza. La DVU, controllata da Monaco, attraverso un notevole dispendio finanziario, è riuscita a riportare a livello locale qualche successo di stima, sprecato in poco tempo.

La Social-democrazia tedesca, che in quanto “nuovo centro” nel 1998 aveva sconfitto Helmut Kohl, avendo avviato un corso riformatore piuttosto liberale sotto il cancellierato di Gerhard Schröder, si è ritrovata su un piano inclinato. Di elezione in elezione perde voti e rischia di perdere anche il proprio carattere di partito “pigliatutto” o di partito popolare. Con il suo corso di centro-sinistra non riesce più a posizionarsi nello spettro elettorale. Numerosi capi di partito vengono scambiati, il che è inteso come un chiaro segno di crisi. Non è più capace di sviluppare quella grande forza di integrazione che dispiegava sotto Willy Brandt. Il fatto che sia il suo ex-presidente Lafontaine a guidare la concorrenza, ha messo in crisi in particolare l’ala sinistra dell’SPD. Un riavvicinamento dei due grandi partiti di sinistra, che in termini percentuali non si discostano di molto l’uno dall’altro, semmai sarebbe possibile solo dopo il cambio della guardia al vertice dei partiti. Anche una coalizione rosso-rossa, in considerazione del passato totalitario dei post-comunisti per molti compagni dell’SPD continuerebbe a essere inaccettabile, anche se a livello regionale si stanno instaurando le prime alleanze in tal senso.

I liberali (FDP), sotto la guida del loro capo e abile oratore Westerwelle, sono riusciti a consolidarsi bene al centro aggregando intorno a sé le forze della borghesia. Fino alle elezioni nazionali del 2009 il partito, che in passato rischiava spesso di crollare davanti alla barriera del cinque percento, ha agito con notevole successo. A seguito di uno spostamento della CDU verso sinistra, il liberalismo organizzato in Germania per la prima volta da decenni è diventato una forza solida, un partito centrista, che attualmente deve affermarsi in seno a una coalizione con la CDU/CSU.

I partiti dell’Unione, CDU e CSU, durante l’ultima fase del governo Schröder, si sono dimostrati fortemente orientati verso una politica di riforme (al Congresso di Lipsia), ma nel 2005 furono mandati di nuovo quasi ai banchi dell’opposizione. Il partito si salvò entrando in una grande coalizione che, a detta di numerosi osservatori, ha subito un processo di “social-democratizzazione”. Malgrado le notevoli perdite subite, i partiti dell’Unione riescono ancora a mantenere lo status di partiti popolari, a cui dovrebbe fornire un notevole contributo il cancellierato in mano al partito. Taluni giudicano difficile definire la direzione presa dal partito sotto la cancelliera Angela Merkel. Attualmente non sembra che esisti un’ala conservatrice. Ciononostante nell’autunno del 2009 la cancelliera è riuscita ad avviare un’alleanza democristano-liberale a livello federale, che si sta ancora profilando.

La prospettiva futura

Un altro partito, piuttosto di sinistra per nascita, i Verdi, dispone di un vertice assai eloquente che assicura il successo elettorale al partito, che tuttavia – come nel caso di “Die Linke” e FDP, è dovuto più che altro alle perdite e alle difficoltà della grande coalizione. Il potenziale elettorale dei Verdi nei termini della scala si muove nell’ala sinistra, mentre il suo sviluppo si dirige tendenzialmente chiaramente verso il centro, anzi si potrebbe dire addirittura verso destra, anche se non ha ancora raggiunto la mediana dello spettro. Di conseguenza, le coalizioni dette giamaicane, di cui si sta discutendo in Germania (Unione, FDP, Verdi), non sono un’utopia. Infatti, nella Saar si è già costituita un’alleanza di questo tipo. Il fatto che fanno parte dei Verdi anche membri di gruppi K, dimostra che anche questo partito, che si era presentato come movimento politico e non voleva essere un partito, si sta trasformando.

Una cosa rimane comunque certa: con il criterio di suddivisione destra-sinistra dello spettro politico, posta a base da Norberto Bobbio, è ancora possibile caratterizzare le realtà politiche malgrado i cambiamenti intervenuti.

Tilman Mayer

Approfondimenti

  • Jesse, Eckhard: Die Schwäche der Volksparteien bei der Bundestagswahl 2009, in: Zeitschrift für Politik (ZfP), Jg. H.4/2009, S.397-408.
  • Kronenberg, Volker / Mayer, Tilman (a cura di): Volksparteien: Erfolgsmodell für die Zukunft? Konzepte, Konkurrenzen und Konstellationen, Freiburg 2009.
  • Mayer, Tilman: Die kulturelle Hegemonie in der Berliner Republik, in: Mayer, Tilman/Reinhard Meier-Walser (a cura di): Der Kampf um die politische Mitte. Politische Kultur und Parteiensystem seit 1998, München 2002, pp. 11-29.
  • Bobbio, Norberto: Rechts und Links. Gründe und Bedeutungen einer politischen Unterscheidung, 4a ed., Berlin 2006.