Destra e sinistra

Le elezioni politiche dell’aprile 2008 hanno segnato una svolta negli equilibri politici italiani. I partiti che avevano le loro radici nella Prima repubblica e, formalmente cambiando, erano sopravvissuti al suo tracollo, si sono ritrovati all’opposizione, mentre sono andate al governo le forze politiche di centro-destra che hanno preso corpo nella drammatica crisi degli anni ’90 (Lega Nord e Forza Italia) o che hanno saputo rinnovarsi in senso liberal-democratico (Alleanza Nazionale). Sono scomparse dal Parlamento le formazioni radicali di destra, così come i Verdi, i radicali, i socialisti, i comunisti di Rifondazione comunista e partitini affini che pure avevano avuto importanti ruoli istituzionali e ministeriali nei governi di centro-sinistra (Prodi aprile 1996 - ottobre 1998; D’Alema ottobre 1998 - dicembre 1999; D’Alema dicembre 1999 - aprile 2000; Amato aprile 2000 - giugno 2001; Prodi maggio 2006 - aprile 2008). La frammentazione caratteristica del sistema politico italiano tende dunque a venire meno e si è consolidata la tendenza al bipolarismo (non bipartitismo), nonostante la pur significativa presenza dell’Unione di Centro (UDC) che ha raccolto il 5% circa dei consensi ma a differenza dei precedenti governi di centro-destra non ha posizioni di governo.

Il Polo delle Libertà

E’ interessante notare che nessuno dei partiti attualmente al governo ha fatto parte del cosiddetto “arco costituzionale” costituito nel dopoguerra dalle forze politiche che avevano partecipato alla Resistenza contro il Fascismo e redatto la Costituzione della Repubblica. Il Movimento Sociale Italiano (Msi) è stato considerato fuori dell’arco costituzionale e dunque non utilizzabile per la formazione dei governi che si sono succeduti nei quasi cinquanta anni dopo la guerra. Alleanza Nazionale, che è nata dalla critica dell’identità e delle radici postfasciste del Msi (ufficialmente nel XVII congresso del MSI nel gennaio 1995, ma già un anno prima nell’assemblea costituente del partito) è entrata nel novero delle forze utilizzabili per il governo quando nel 1993 l’allora imprenditore Silvio Berlusconi dichiarò che avrebbe votato per il candidato sindaco Gianfranco Fini, segretario di Alleanza Nazionale, alle elezioni comunali di Roma. Quando poco dopo Berlusconi “scese in politica” a capo di un movimento politico da lui fondato (Forza Italia) con l’obiettivo di impedire la vittoria delle sinistre e dei “mestieranti della politica” e finalmente dar voce al popolo moderato, fondamentale alleato fu proprio Alleanza Nazionale di Fini. Le elezioni del 1994, che ebbero come esito il primo governo Berlusconi, videro la vittoria della coalizione Polo delle Libertà e del Buongoverno formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord. È importante notare che facevano parte della coalizione vincente anche il CCD (Centro Cristiano Democratico) e l’UDC (Unione di Centro),cioè quella parte della galassia postdemocristiana che si era collocata nel centro-destra.

Gli eredi della Democrazia Cristiana

Fra il 1992 e il 1994 si è consumata, con lo scandalo di “Tangentopoli” e l’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano detta “Mani pulite”, la crisi che ha spazzato via i cinque partiti storici al governo pressoché ininterrottamente fin dal 1948. Perno del cosiddetto pentapartito (Democrazia Cristiana, Partito Socialista italiano, Partito liberale, Partito Repubblicano e Partito Socialista Democratico italiano) e della Prima repubblica, la Democrazia Cristiana finì formalmente di esistere nel gennaio 1994, quando il suo ultimo segretario, Mino Martinazzoli, tenne a battesimo la nascita del Partito Popolare Italiano. Da quel momento è venuta meno anche l’unità politica dei cattolici italiani. La galassia postdemocristiana, già manifestatasi nel 1991 con la nascita in Sicilia del movimento “La Rete” e nell’estate 1993 con due altre formazioni, Alleanza Democratica e i Cristiano Sociali, si articolò negli anni successivi in una serie di movimenti, partiti e partitini con diversa collocazione politica, per alcuni versi corrispondente alle correnti della Democrazia Cristiana. Fra i più significativi: per il centro-sinistra il PPI (Partito Popolare Italiano) e l’UDEUR(Unione dei Democratici per l’Europa); per il centro-destra l’ UDC (Unione di Centro), il CCD (Centro Cristiano Democratico) e il CDU (Cristiano Democratici Uniti). Un caso molto significativo è quello de La Margherita formatasi alle elezioni politiche del 2001 quando il PPI e l’UDEUR insieme a due partiti minori, Rinnovamento Italiano e i Democratici, decisero di coalizzarsi nell’ambito del centro-sinistra esprimendo fra l’altro il candidato leader della coalizione, Francesco Rutelli. L’anno successivo, nel 2002, le alleanze elettorali decisero di sciogliersi e fondersi in due nuove formazioni politiche: a sinistra (eccezion fatta per l’UDEUR che non aderì) nacque il nuovo partito Democrazia e Libertà-La Margherita (DL); a destra vide la luce L’Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC).

Gli eredi del Partito Comunista Italiano

La fine del Partito Comunista italiano è avvenuta nel 1991, quando nel suo XX congresso è stato approvato dalla maggioranza lo statuto del Partito Democratico della Sinistra (PDS). L’abbandono formale del comunismo provocò una scissione a sinistra e la nascita del partito della Rifondazione Comunista che subì in seguito una serie di miniscissioni. Nel 1998 il Pds diventò DS (Democratici di sinistra) – per dare meno enfasi alla forma partito - e infine Partito Democratico fondendosi con La Margherita nel 2008.

Le esperienze di governo della sinistra hanno avuto Romano Prodi a capo di una coalizione di centro-sinistra denominata Ulivo di cui facevano parte il PPI, il PDS-DS e i Verdi; la coalizione vinse le elezioni. Il governo Prodi cadde dopo due anni quando Rifondazione comunista - che dava al governo un appoggio esterno ma determinante - decise di non sostenerlo più. Seguirono due governi D’Alema – il primo dei quali coincise con l’intervento militare Nato in Kosovo - di cui fece parte lo SDI (Socialisti Democratici Italiani), una parte dei socialisti sopravvissuta alla morte del Partito socialista - l’altra parte, il Nuovo Partito Socialista, si collocò con il centro-destra. Dei governi D’Alema fecero parte l’UDR (Unione dei democratici per la Repubblica. divenuto poi UDEUR), fondato dall’ex-presidente della repubblica, il democristiano Francesco Cossiga, il PPI, i DS, il PdCI (Partito dei Comunisti Italiani) – nato da una scissione con Rifondazione comunista - e i Verdi. Seguì dall’aprile del 2000 a giugno 2001 un governo di transizione presieduto dall’ex-braccio destro di Craxi, l’ex-socialista Giuliano Amato. La vittoria elettorale della coalizione di centro-destra (Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Nazionale e UDC) portò ad altri due governi Berlusconi fino al 2006, quando ancora una volta una variopinta coalizione di centro-sinistra (La Margherita, DS, Rifondazione comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Radicali e Verdi) espresse il secondo governo Prodi. La scarsa coesione e il limitatissimo vantaggio numerico della maggioranza, portò in breve alla fine del governo e della stessa coalizione dell’Ulivo.

Le elezioni del 2008

Le elezioni politiche del 2008 videro, infatti, la sinistra presentarsi in ordine sparso perché il segretario del neonato Partito Democratico, Walter Veltroni, rinunciò al sistema di alleanze dell’Ulivo, considerando il suo partito “a vocazione maggioritaria” e puntando dunque alla creazione di un sistema bipartitico. Il risultato delle elezioni, confermato dalle elezioni europee e dalle amministrative del 2009, vide in effetti la scomparsa dal parlamento nazionale e da quello europeo di tutte le formazioni di sinistra, e un ridimensionamento del PD, nelle cui liste comunque avevano trovato spazio un drappello di radicali e dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, uno dei magistrati protagonisti dell’inchiesta Mani Pulite. Quest’ultimo istituì un autonomo gruppo parlamentare (IdV) di opposizione critico nei confronti del PD.

Anche Berlusconi si è presentato alle elezioni del 2008 con una formazione politica nuova, il Popolo delle Libertà, divenuto partito di maggioranza relativa, esito della fusione di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. La coalizione PDL e Lega Nord ha dato per la prima volta in Italia un’ampia maggioranza parlamentare al centro-destra.

La trasformazione del sistema politico e culturale

Dietro questo passaggio d’epoca ci sono mutamenti profondi della morfologia politica, sociale e culturale del paese e dell’idea che gli italiani hanno di se stessi e del loro passato.

Il sistema politico italiano per la prima volta dal dopoguerra è divenuto fluido. Si è superata l’anomalia che non consentiva l’alternanza al governo per la presenza di un Partito comunista –forza di maggioranza a sinistra - incapace di risolvere le sue contraddizioni: il riferimento fondamentale alla costituzione, la partecipazione costruttiva anche se di opposizione all’attività del Parlamento e delle istituzioni democratiche, ma al tempo stesso il mantenimento del rapporto di fedeltà con l’Unione sovietica e la prospettiva di un’alternativa di sistema. Quando nel 1978 uno dei leader storici della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, riuscì a far prevalere nel partito la linea della collaborazione e del confronto critico con il Partito Comunista, fu rapito e assassinato dalle Brigate Rosse. Fu quella forse la fine un’ipotesi politica che avrebbe probabilmente potuto sbloccare il sistema politico italiano. Dopo Moro, Bettino Craxi, segretario del PSI e presidente del consiglio, fu l’interprete principale della critica delle contraddizioni del PCI, nella convinzione che potesse prevalere a sinistra un’ipotesi socialista genuinamente riformistica e liberale.

Nella transizione iniziata all’inizio degli anni ‘90 è entrato in crisi il sistema politico culturale egemonico basato su statalismo, meridionalismo (ormai ridotto prevalentemente a spesa pubblica assistenziale e non più progettuale) e i valori della costituzione e dell’antifascismo, a vantaggio delle istanze politiche su cui sono nate Forza Italia e la Lega Nord: ridimensionamento delle funzioni economiche dello Stato, maggiore libertà mercato, riduzione della pressione fiscale, individualismo, critica dei ritardi del Parlamento, rafforzamento dell’esecutivo, federalismo. Un elemento significativo di discontinuità con il passato è la forte presenza elettorale della Lega Nord in aree del Nord già considerate roccaforti della sinistra e le conseguenti difficoltà del suo sindacato di riferimento.

Emergono comunque in questa fase storica l’aggravamento delle condizioni socio-economiche del Mezzogiorno e il rischio di un localismo erosivo nei confronti dell’unità nazionale. Questioni su cui si dovranno confrontare destra e sinistra.

Francesco Villari

Approfondimenti:

  • Bardi, Luciano/Ignazi, Pero/Massari, Oreste (a cura di): I partiti italiani. Università Bocconi Editore, Milano 2007.
  • Diamanti, Ilvo: Mappe dell’Italia politica. Il Mulino, Bologna 2009.
  • De Giovanni, Biagio: A destra tutta. Dove si è persa la sinistra? Marsilio, Venezia 2009.
  • Bobbio, Norberto: Destra e Sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica. Donzelli Editore, Roma 2004.