Pari opportunità

Concetti e definizioni

Le pari opportunità hanno un lunghissimo cammino in Italia, di cui si darà conto, non prima però di aver operato una distinzione tra i due concetti di parità e pari opportunità: con il primo si intende una “condizione di effettiva eguaglianza di diritti fra individui di diversa razza, etnia, lingua, cultura, età e genere”. Con il secondo si allude al “divieto di discriminazione in base a uno solo dei caratteri innati o acquisiti di un individuo. In particolare, l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale in base al sesso di appartenenza”.

Con le pari opportunità si persegue un principio di eguaglianza liberale, secondo il quale bisognerebbe garantire “pari chance di accesso e di fruizione” a soggetti che si trovino in una condizione svantaggiata di partenza. L’obiettivo è quello di assicurare ai due sessi eguali opportunità di accesso di fruizione e di partecipazione equilibrata alla vita economica, sociale e politica, con l’eliminazione di quelle barriere che vi si frappongono. Esiste già, di fatto, un ricco e sostanzioso serbatoio di norme e direttive sia a livello nazionale che europeo, volte a promuovere l’eguaglianza tra uomini e donne e a tradurre nella prassi tale diritto, facendolo passare dal piano formale a quello sostanziale.

La storia delle pari opportunità in Italia

Ma veniamo alla storia. Fino a poco più di sessant’anni fa nel nostro Paese le donne non avevano diritto al voto politico ed erano escluse dalla partecipazione ai concorsi nel pubblico impiego (ministeri dell’interno e degli esteri, magistratura e forze di polizia). La condizione giuridica della donna era ancora di forte inferiorità e così la sua posizione familiare, conformemente all’impostazione data dal Fascismo. La nascita della Repubblica italiana portò a una carta costituzionale molto avanzata per quei tempi: l’art. 3, infatti, oltre ad affermare la pari dignità e l’eguaglianza dei cittadini “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, nel suo secondo comma stabilisce che è “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ stato giustamente osservato che in questo secondo comma, profondamente innovativo, si può leggere, una prefigurazione di quella che è stata e che sarà per anni la cultura delle pari opportunità e delle azioni positive. Il principio di eguaglianza senza distinzione di sesso si replica negli artt. 29, 37 e 51 con riferimento specifico rispettivamente alla vita familiare, al lavoro, alla vita pubblica, imponendo una revisione di tutte quelle norme, ereditate dal passato, che discriminavano a sfavore delle donne.

La legislazione sulle pari opportunità

E’, comunque, solamente a partire dagli anni Sessanta che il processo di adeguamento, avviatosi molto lentamente a causa della resistenza degli apparati di potere, subirà una velocizzazione, grazie a tutta una legislazione connessa alla vita familiare e al mondo del lavoro, che rappresentano forse i due settori più significativi in cui giudici e legislatore hanno operato, determinando una vera rivoluzione nella condizione femminile. È il caso della riforma del diritto di famiglia del 1975, con la quale la potestà del padre nei confronti dei figli viene estesa anche alla madre e che pone i coniugi in una situazione di parità di diritti e di doveri reciproci, e prima ancora, nel 1963, della concessione dell’accesso per le donne a tutte le cariche, professioni e impieghi pubblici, compresa la magistratura, senza limiti di carriera o di mansioni.

Conformemente alle direttive dell’ONU e dell’UE, che fanno delle pari opportunità un obiettivo essenziale, l’Italia ha avviato diverse politiche istituzionali e normative. Nel 1984 viene istituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato nazionale parità e pari opportunità e, successivamente, nascono il Ministero per le pari opportunità (1996) e il Dipartimento per le pari opportunità, a supporto del primo. A livello normativo, anche grazie alla pressione esercitata sui paesi membri dalla Comunità Europea, vengono attuati in Italia numerosi interventi legislativi, tra i quali la legge n. 125 del 1991 intitolata “Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna” che costituirà una pietra miliare per lo sviluppo delle pari opportunità con le famose “azioni positive”, ispirate alle affirmative actions di origine americana, atte a tutelare e/o ripristinare l’eguaglianza formale, cioè un’eguaglianza di risultati.

I compiti attuali della politica

L’espressione “pari opportunità” nella nostra Costituzione può farsi risalire al 2003 (legge costituzionale del 30 maggio), quando al primo comma dell’art. 51 - che stabilisce che “Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge” - viene aggiunta la seguente frase: “A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.

Oggi non si parla più di eguaglianza ma di “pari opportunità”, cioè di provvedimenti volti a eliminare quelle disuguaglianze di carattere economico e sociale che, in ogni settore della vita pubblica e privata persistono ancora e che “di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, come sancito dall’art. 3 della Costituzione precedentemente menzionato. La situazione è sostanzialmente invertita: l’eguaglianza formale è ormai raggiunta in tutti i settori della vita, sia privata che pubblica, ma l’eguaglianza “di fatto” resta ancora un obiettivo da raggiungere. Non si può, infatti, non constatare la persistenza di una discriminazione di genere a livello occupazionale e una scarsa presenza femminile ai vertici delle istituzioni, che evidenzia che il glass ceiling o tetto di cristallo è ancora da rimuovere.

Marisa Ferrari Occhionero

Approfondimenti

  • Atti 3° Convegno Nazionale dei Comitati Pari Opportunità delle Università Italiane, (Padova 15-17 giugno 2000), Cluep, Padova 2002.
  • Ballestrero, Maria Vittoria: Dalla tutela alla parità, Zanichelli, Bologna 1979.
  • Capiello, Agata Alma: Infrangere il tetto di vetro. Quindici anni di politica per le donne, Koiné, Roma 1999.
  • De Cristofaro, Maria Luisa: Tutela e/o parità, Cacucci, Bari 1979.
  • Taricone, Fiorenza: Una svolta decisiva: le politiche di pari opportunità, in Donne, Politica e Istituzioni. Percorso formativo all’Università di Cassino(2005-2006), a cura di Taricone Fiorenza, Caramanica, Minturno 2006.