Partecipazione politica

La partecipazione dei cittadini alla vita sociale e politica è un elemento di fondamentale importanza per ogni società democratica. Essa può esprimersi attraverso varie forme e modalità. In ogni paese retto da istituzioni democratiche, infatti, i cittadini possono esprimere la propria individualità e le proprie opinioni a seconda dei propri interessi e delle proprie propensioni personali. Tramite il proprio impegno, indipendentemente dal campo in cui esso viene espresso, ogni cittadino contribuisce allo sviluppo di una sana dialettica, elemento fondamentale per uno sviluppo democratico e armonico di ogni società.

Agli inizi della Repubblica

In Italia, all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale, la volontà di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica del Paese – dopo i lunghi anni del regime fascista – si manifestò attraverso una larghissima partecipazione alla vita politica. Gli italiani in massa si iscrissero ai partiti che erano stati protagonisti della Resistenza – ritrovando, dopo lunghi anni, la libertà di poter esprimere le proprie idee - e in massa parteciparono alle prime elezioni politiche che si svolsero nel 1948, in occasione delle quali si registrò un’affluenza del 92% degli aventi diritto al voto.

Per lunghi anni i partiti protagonisti della Resistenza furono i principali attori della vita politica italiana, in special modo la Democrazia cristiana, il Partito comunista italiano e il Partito socialista italiano, raccogliendo un altissimo numero di iscritti.

Gli anni ’60 e ‘70

Una prima rottura si verificò sul finire degli anni Sessanta e nel corso del successivo decennio. Il movimento studentesco del Sessantotto diede avvio a una fase nuova nella vita politica del Paese e nuove forme e modelli di partecipazione collettiva si affermarono tra le nuove generazioni. L’impegno politico, sempre più diffuso tra i giovani, in molti casi non trovò espressione all’interno dei tradizionali partiti politici, ma sfociò nella nascita di migliaia di gruppi antagonisti, sia di destra che di sinistra, che contestavano in modo radicale le istituzioni della Repubblica. In alcuni casi si assistette a derive di stampo terroristico, come nel caso delle tristemente note Brigate Rosse.

I partiti tradizionali e i sindacati, particolarmente importanti per la tenuta sociale negli anni della contestazione giovanile più radicale, tuttavia, mantennero un ruolo centrale continuando a raccogliere le adesioni di milioni di cittadini italiani per tutto il corso degli anni Ottanta.

Tangentopoli e le sue conseguenze

Le cose cambiarono in modo profondo con l’esplosione dello scandalo di Tangentopoli – con l’emergere di un sistema di corruzione ampio all’interno del mondo politico italiano - a seguito del quale venne travolta gran parte della classe politica italiana e tutti i principali partiti politici protagonisti della vita repubblicana a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Oltre che la fine di un sistema politico, Tangentopoli segnò un distacco profondo tra il mondo politico e i cittadini. Ciò comportò una rideterminazione dell’impegno civile e politico da parte di molti italiani che cercarono allora nuove forme di impegno civile e sociale.

L’impegno civile

Nel corso degli anni Novanta, mentre si è assistito al calo del numero degli iscritti ai partiti politici, è cominciato ad aumentare in modo considerevole quello degli iscritti alle organizzazioni non governative (Ong) e alle associazioni impegnate nel settore sociale.

Nonostante una progressiva disaffezione nei confronti della politica e, in modo minore, delle organizzazioni sindacali, troppo spesso viste come centri di potere e non come elementi di difesa dei lavoratori, non è dunque venuto meno l’impegno civile per molti cittadini italiani. Sono semplicemente cambiate le forme di partecipazione. Delusi dalla politica, molti di essi hanno preferito impegnarsi direttamente nel volontariato e nel settore non profit dimostrando dunque un senso civico radicato.

A dispetto dell’idea che spesso viene proiettata all’esterno, ovvero del cittadino italiano medio poco propenso a pensare agli altri e a impegnarsi per la comunità, quello che emerge con chiarezza nel corso degli ultimi anni è invece un forte impegno sociale. Un impegno che, tuttavia, si esplica in forme diverse rispetto al passato e che non ha più la politica quale luogo privilegiato, ma il mondo associazionistico e del volontariato.

Secondo il IX Rapporto sull’Associazionismo Sociale, il 19% dei cittadini italiani svolge attività di volontariato in modo informale (a dispetto del 5% di volontari raccolto da sindacati e partiti) mentre per il 14% della popolazione l’impegno è costante nel corso dell’anno. I cittadini italiani che operano nel cosiddetto Terzo Settore, nelle organizzazioni non profit e nel mondo associazionistico in generale, sono oltre sei milioni, a dimostrazione di un impegno che il singolo continua a mantenere nei confronti della società, ma sempre meno all’interno delle tradizionali forme.

Francesco Anghelone

Approfondimenti

  • Bardi, Luciano/Ignazi, Piero/Massari, Oreste: I partiti italiani. Iscritti, dirigenti, eletti, Università Bocconi editore, Milano, 2007.
  • Boccella, Nicola/Tozzo, Ottavio (a cura di): Le organizzazioni non governative. Risorse e modelli di organizzazione, Led, Milano, 2005.
  • Mantovani, Agostino: Volontariato e cooperazione internazionale, Edizioni Paoline, 2004