Struttura dell´economia

In un’economia basata sulla divisione del lavoro si svolgono parallelamente numerosi processi di scambio. Affinché funzioni il coordinamento tra offerta e domanda di svariati beni, servizi e fattori di produzione, si deve disporre di una regolamentazione su cui possono fare affidamento tutti i partecipanti. Questo sistema di regolamentazione è anche denominato regime, ordine od ordinamento economico e comprende sia una normativa statale sia un complesso di regole informali che disciplinano l’economia in una società. Fanno parte delle regole stabilite consapevolmente le basi giuridiche (ad esempio il diritto costituzionale, la normativa fiscale e il diritto privato) e le istituzioni statali per il controllo e la vigilanza (i tribunali e le autorità di controllo). Le regole informali, accettate dai partecipanti nel corso del tempo, comprendono le usanze, la morale e le regole pratiche in uso.

Definizioni

Sostanzialmente esistono due forme diverse di regime economico: l’economia di mercato e l’economia dirigistica. La differenza sostanziale tra le due forme risiede nel meccanismo di coordinamento prescelto per regolare l’offerta e la domanda. Nell’economia di mercato il coordinamento avviene in modo decentrato attraverso il mercato, nell’economia dirigistica attraverso un’istanza centrale di pianificazione. L’economia di mercato e quella dirigistica a loro volta possono essere suddivise in base a varie caratteristiche.

L’ordine economico della Repubblica Federale di Germania consiste in una caratterizzazione specifica dell’economia di mercato: l’economia sociale di mercato. Con questo tipo di regime economico si trattava di imboccare una “terza via”, tra il “liberalismo del laissez-faire”, a ragione rifiutato dopo la crisi economica mondiale, e le varianti del comunismo e del nazional-socialismo, caratterizzate dal diffuso collettivismo e dal disprezzo degli esseri umani, secondo la formulazione di Wilhelm Röpke. I precursori erano i membri del Circolo di Friburgo che, sulla base della dottrina sociale cattolica e dell’etica sociale evangelica, svilupparono i principi dell’economia sociale di mercato: libertà, giustizia sociale e perequazione sociale. La base teorica di questo ordine economico è costituita dal “neoliberalismo”, chiamato in vita nel 1938 in occasione di una conferenza tenutasi a Parigi, e che si distingue dal “liberalismo del laissez-faire” per il fatto di attribuire un ruolo più importante allo Stato. Infatti, soltanto uno Stato forte è in grado di opporsi con successo a potenti gruppi sociali.

Con il concetto di “economia sociale di mercato”, secondo Alfred Müller-Armack, si intende “il principio della libertà sul mercato, coniugato con quello della perequazione sociale”. In concreto, ciò significa che l’economia sociale di mercato si basa su tre elementi essenziali: libertà, concorrenza e responsabilità.

Le basi costituzionali

Il primo elemento, cioè la libertà, deriva direttamente dall’immagine dell’uomo posta a base dell’economia sociale di mercato. Siccome la società è costituita da individui caratterizzati da bisogni diversi, la libertà del singolo di decidere da solo sui propri progetti di vita e sulle proprie finalità personali, si situa al centro di questo ordine economico. La Repubblica Federale di Germania garantisce questa libertà nell’ambito della garanzia della libertà di professione, di attività economica e di impresa nonché del diritto di scegliere liberamente il proprio posto di lavoro e di formazione professionale (articolo 12 Cost. ted.), e della libertà di contratto (articolo 2 Cost. ted.). La garanzia statale della proprietà privata, ivi compresa la proprietà delle imprese (garantite in Germania dall’articolo 14 della Costituzione), costituisce un incentivo decisivo per gli individui a realizzare produzioni, ed è perciò un fattore indispensabile per un’economia sociale di mercato. La realizzazione di un reddito serve sia da incentivo necessario per i lavoratori dipendenti a realizzare e migliorare le proprie prestazioni, sia come incentivo per gli imprenditori che vengono compensati per i rischi e le responsabilità assunti con la prospettiva di un utile aziendale.

Libera concorrenza e controllo statale

La concorrenza quale secondo elemento dell’economia sociale di mercato, comporta l’esistenza di mercati aperti. La libera determinazione dei prezzi quale risultato dell’incontro tra offerta e domanda sul mercato, in quanto sistema di elaborazione delle informazioni, è superiore a qualsiasi altro sistema e rappresenta la soluzione più efficiente dello scambio economico. Affinché il mercato in quanto meccanismo di coordinamento possa agire in modo efficiente, sono necessari la libertà di accesso al mercato, una normativa della concorrenza corretta e la parità di diritti dei concorrenti. Per garantire questi presupposti sui mercati delle merci e dei servizi è necessaria una politica istituzionale costante. Le istituzioni dello Stato, ad esempio l’Ufficio federale dei cartelli e l’Agenzia federale delle reti, vigilano sulla concorrenza tra le imprese e intervengono in casi di eccesso di potere sul mercato da parte di singoli, di accordi di mercato e di abuso della posizione dominante. Nel caso della concorrenza tra prestatori d’opera, occorre garantire nel contempo anche la giustizia in termini di opportunità. In questo caso, gli interventi pubblici dovrebbero limitarsi a casi di fallimento del mercato e avvenire soltanto quando il beneficio dell’intervento statale supera i costi relativi.

Economia sociale di mercato e responsabilità

Il terzo elemento centrale dell’economia sociale di mercato è costituito dalla responsabilità. Non vengono protetti solamente i diritti degli individui, ma l’individuo deve anche assumersi il dovere della responsabilità delle proprie azioni e delle relative conseguenze. Contemporaneamente lo Stato si occupa della tutela dei soggetti economicamente deboli quando essi e i loro congiunti non riescono a realizzare un reddito degno di un essere umano (principio di sussidiarietà). A tale riguardo nella Repubblica Federale di Germania esiste un sistema complesso di sicurezza sociale e redistribuzione del reddito, di cui fanno parte, ad esempio, il sussidio di disoccupazione per chi è alla ricerca di un impiego, l’assicurazione sociale di base a garanzia del minimo esistenziale nonché le assicurazioni pensionistica, di malattia, di assistenza e di disoccupazione, finanziate dai contributi connessi alle retribuzioni.

Nella Repubblica federale di Germania l’economia sociale di mercato dal 1945 presenta una storia di successi senza precedenti. A causa di questo successo e del fatto che oggi tutti i partiti in Germania (ad eccezione dell’estrema sinistra) si professano favorevoli all’economia sociale di mercato, risulta addirittura sorprendente che Konrad Adenauer e Ludwig Erhard inizialmente dovessero difendere l’economia sociale di mercato sia all’interno del proprio partito sia nei confronti della massiccia resistenza della SPD. Soltanto a fronte dei successi visibili riportati, si è avuta un’approvazione generale da parte della popolazione, che finì per essere favorevole all’economia sociale di mercato. Per quanto riguarda sia lo sviluppo del prodotto interno lordo come criterio per il valore complessivo di tutti i beni e servizi realizzati in un paese entro un determinato periodo, sia l’andamento delle retribuzioni, del potere d’acquisto degli occupati nonché dell’orario di lavoro, la Germania intera ha tratto vantaggio dall’economia sociale di mercato. Dagli anni ’70 in poi, tuttavia, si sono susseguite sempre delle fasi in cui lo Stato sociale veniva nettamente ampliato, con il rischio che l’ordinamento economico dell’economia sociale di mercato potesse esserne eroso dando luogo al dilagare di uno Stato assistenziale. Occorre osservare attentamente tali sviluppi perché la predisposizione della sicurezza sociale funziona soltanto finché nella società esistono sufficienti incentivi a rimanere produttivi. In Germania l’economia sociale di mercato rappresenta un modello promettente anche per il futuro – si tratta soltanto di intenderla e attuarla nel modo giusto.

Michael Eilfort

Approfondimenti

  • Hasse, Rolf H./Schneider, Hermann/Weigelt, Klaus (a cura di): Lexikon Soziale Marktwirtschaft: Wirtschaftspolitik von A bis Z, 2. ed., Paderborn u. a. 2005.
  • Konrad-Adenauer-Stiftung (a cura di): Soziale Marktwirtschaft – Damals und Heute, Zitate und Aufsätze zusammengestellt von Sabine Vogel, Richard Reichel und Andrea Schneider, Berlin/Sankt Augustin 2007.
  • Müller-Armack, Alfred: Wirtschaftsordnung und Wirtschaftspolitik. Studien und Konzepte zur sozialen Marktwirtschaft und zur europäischen Integration, Freiburg 1966.
  • Vanberg, Viktor: „Ordnungstheorie“ as Constitutional Economics – The German Conception of a „Social Market Economy“, in: ORDO – Jahrbuch für die Ordnung von Wirtschaft und Gesellschaft, Band 39, 1988, pp. 17-31.