Reportage sui paesi

L'Italia non piu' il Belpaese

EURISPES: RAPPORTO SULLA SITUAZIONE DI CRISI ECONOMICA, POLITICA E SOCIALE IN CUI VERSA L'ITALIA

Impietosa fotografia scattata nel 'Rapporto Italia 2011': "Grave crisi politica, economica e sociale". Siamo il paese del precariato, delle donne fuori dal mercato del lavoro e di chi non arriva a fine mese. L'80% degli itaiani è pessimista sul futuro

Eurispes: l'Italia non è più il Belpaese

Impietosa fotografia scattata nel 'Rapporto Italia 2011': "Grave crisi politica, economica e sociale".

Siamo il paese del precariato, delle donne fuori dal mercato del lavoro e di chi non arriva a fine mese. L'80% degli itaiani è pessimista sul futuro.

Un'Italia stretta da una crisi grave, politica, economica e sociale, in cui la popolazione è scoraggiata, il lavoro è un miraggio precario e il mutuo solo una preoccupazione. E' l'impietosa fotografia del Belpaese scattata dall'Eurispes nel suo 'Rapporto Italia 2011', reso noto oggi (28 gennaio).

Per l'Istituto di studi politici, economici e sociali, per uscire da questa situazione di stallo serve una "operazione verità", anche perché ci sono due 'bombe' innescate che potrebbero esplodere: il conflitto istituzionale e il debito pubblico. "L'Italia sta vivendo, insieme, una grave crisi politica istituzionale, economica e sociale. Tre percorsi di crisi che si intrecciano, si alimentano e si avviluppano l'uno con l'altro fino a formare un tutt'uno solido, resistente, refrattario ad ogni tentativo di districarlo, di venirne a capo", spiega nella sua dura analisi il presidente Gian Maria Fara. "La nostra classe dirigente attuale, a differenza di quanto accade in altri paesi, prosegue, "non è né coesa né solidale. Possiede una grande consapevolezza di sé e nessuna consapevolezza dei problemi generali. Non è mai riuscita a costituirsi in elite responsabile".

Nel Rapporto, in effetti, si possono leggere i numeri drammatici di questa triplice crisi, che sembra attraversare ogni aspetto della vita degli italiani.

Arrivare a fine mese. Arrivare a fine mese è "uno scoglio insormontabile" per il 35,1 per cento delle famiglie italiane. E' questo forse il dato più allarmante rilevato dall'Eurispes nel rapporto. L'Istituto delinea un quadro "preoccupante": nel 2011 "sono in diminuzione le famiglie italiane che nonostante tutto riescono a risparmiare qualcosa (26,2 per cento contro il 30,8 per cento del 2010) e a raggiungere l'ormai ambito traguardo della fine del mese (61 per cento contro 66 per cento del 2010). Un traguardo - rileva ancora l'Eurispes - che rappresenta invece uno scoglio insormontabile per il 35,1 per cento delle famiglie (nel 2010 erano il 28,6 per cento)". Il disagio aumenta vertiginosamente al Sud (43 per cento), ma è acuto anche nel Nord-Est (37 per cento) e nelle Isole (36,5 per cento).

Mutui e affitti. Mutui e affitti sono poi insostenibili per 2 italiani su 5. Secondo l'istituto, il 40 per cento delle famiglie ha difficoltà a pagare rate e canoni. 'La casa - si legge nel rapporto - rappresenta da sempre il capitolo di spesa più incisivo per l'economia familiare e, dai risultati della rilevazione, emerge un quadro preoccupante se si confrontano i dati del 2011 con quelli dell'anno precedente: il 40 per cento delle famiglie italiane ha difficoltà a pagare la rata del mutuo (rispetto al 23,2 per cento del 2010) ed il 38,1 per cento (contro il 18,1 per cento del 2010) a pagare il canone d'affitto".

Consumi. Non è un caso, dunque, se continua la stretta sui consumi: le prime spese a essere tagliate sono quelle per i regali e per i viaggi, mentre si ricorre sempre di più ai saldi. Sui consumi, si legge nello studio, "continua la tendenza all'adattamento. Si tagliano le spese superflue e si riducono i beni non essenziali, prima fra tutte la spesa per i regali (77,8 per cento, 75,3 per cento nel 2010), per i pasti fuori casa (73,5 per cento) ma anche per i viaggi (70 per cento, +4,8 per cento) e il tempo libero (69,3 per cento, +8,8 per cento rispetto al 2010). Grandi accortezze anche per l'acquisto di prodotti alimentari: il 67,8 per cento cambia marca di un prodotto se questo è più conveniente ed il 55,6 per cento sceglie punti vendita più economici come i discount.

Il precariato dilaga. Negli ultimi 16 anni, dal 1993 al 2009, sotto l'impulso delle leggi Treu e Biagi, i contratti di lavoro a tempo determinato sono aumentati esponenzialmente, registrando un incremento del 47,3 per cento, con un numero di unità impiegate che è passato da 1 milione 461mila unità a 2 milioni 153mila, con periodi di maggiore crescita riscontrati tra il 1996 e il 2000 (post-legge Treu) e tra il 2004 e il 2008 (post-legge Biagi). Considerando anche le collaborazioni coordinate e continuative e i prestatori d'opera occasionali, il numero di lavoratori a termine aumenta ulteriormente, passando, tra il 2004 e il 2008, da 2 milioni 406mila a 2 milioni 788mila unità (+15,8%), per poi far riscontrare (complice la crisi economica) un calo nel 2009 (2,549 milioni di occupati temporanei). Le conseguenze della crisi economicai, sottolinea l'Eurispes, "stanno infatti assumendo carattere di ineluttabilità per quanto concerne i lavoratori flessibili, in particolare per i giovani. Il mercato del lavoro ha espulso prioritariamente i lavoratori a termine, portati a ingrossare le fila dei disoccupati".

Donne fuori dal mercato del lavoro. L'Italia presenta inoltre uno fra i più bassi tassi d'Europa con il 46,4 per cento, dato ancora molto lontano dagli obiettivi definiti in sede di Strategia di Lisbona, che auspicano il raggiungimento del 60 per cento di occupazione femminile. Il rapporto sottolinea che la condizione della donna, se single, sposata o sposata e madre di figli, pesa sulla situazione lavorativa. In Italia la spesa pubblica per la famiglia è tra le più basse (solo l'1,3 per cento del Pil) e solamente lo 0,15 per cento è dedicato all'assistenza ai bambini.

Pessimismo. Non è dunque un caso se il Belpaese è pessimista. Otto italiani su dieci sono scettici sulla situazione economica dell'Italia. Al Nord Ovest e al Nord Est del Paese si manifesta un maggiore scoraggiamento per il futuro rispetto al resto della penisola. Gli italiani, evidenzia il Rapporto, "nella maggior parte di casi (51,8 per cento) considerano la situazione economica del nostro Paese nettamente peggiorata (+4,7 per cento rispetto al 2010). Un dato così significativo si era registrato solo nel 2005 (54 per cento). Se a questi si aggiungono coloro che denunciano comunque un peggioramento anche se lieve (29,8 per cento) si arriva al 81,6 per cento di pessimisti".

Politica e banche. Tutto ciò si ripercuote sul rapporto degli italiani con la politica e nella fiducia negli istituti di credito . Diminuiscono gli astensionisti, ma aumentano gli elettori 'saltuari'. Diminuisce, infatti, la percentuale degli astensionisti convinti, di chi ammette cioè di non votare mai (2,5 per cento nel 2004, l'1,3 nel 2011), ma aumenta di quasi 6 punti percentuali la quota di intervistati che sostiene di farlo solo qualche volta (da 9,4 per cento a 15 per cento). Per il 43,6 per cento degli intervistati è invece "alto" il tasso di interesse applicato dalla propria banca , mentre soltanto il 35,7 per cento lo ritiene adeguato. Il 42,5 per cento degli italiani, infine, non è per niente convinto che "le banche siano sensibili nei confronti delle necessità delle famiglie" e il 38 per cento si dice poco convinto.

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